All lecture material will be posted here as soon as possible. In the meanwhile you are warmly invited to post your comments, impressions as well as your questions.
In questa discussione saranno messi i materiali relativi alla lezione non appena pronti. Nel frattempo vi invito a postare i vostri commenti, impressioni e le vostre domande.
Non si capisce ancora bene quale sia il collegamento tra (questa) Teoria e l’Architettura, quale sia il percorso TEORY TO PRACTICE.. ma in effetti non si capisce neanche bene che cosa sia questa Teoria in realtà.. Sembra più una cultura scientifica generale su cosa sia la Realtà, e la Natura, su come interpretarla matematicamente.. e non potrebbe essere altrimenti, dato che matematica e fisica nascono e servono proprio a questo.. Ma il passaggio al nostro operare, al PROGETTARE, al COSTRUIRE, al VIVERE non è ancora ben chiaro.. cioè, visto che la natura è una realtà continua, non discontinua, anche l’architettura umana deve essere continua, e quindi non si parla più di piani ma di superfici, e quando anche avessimo dei piani il collegamento tra loro deve essere un raccordo continuo e non una discontinuità? Questo copiare o ispirarci da alcune forme (e architetture, e processi..) naturali ci dovrebbe ricongiungere con la natura che ci circonda?
Boh..
O meglio, va beh..
Il risultato estetico è forte, può piacere o non piacere, ma non c’è in fondo nulla di nuovo o di speciale. Il richiamo all’architettura barocca è esemplificativo.. si prenda una pianta di una chiesa barocca: non è essa forse altro che il risultato di una distorsione spaziale di una pianta rinascimentale? Il che non è una colpa, è una diversa sensibilità di sentire lo spazio, è una nuova esigenza..
so that’s the question: Abbiamo noi bisogno, abbiamo la necessità, l’esigenza di vivere in spazi curvi, di percepire spazi plasmati, modellati come si potrebbe fare con un blocco di argilla? A me pare che le esigenze di oggi siano di altro tipo.. Poi, che ogni tanto capiti di poter vivere esperienze architettoniche del genere non è certo un male.. quindi il (mio) giudizio finale su questa proposta formale è: va beh..
(che non è un rifiuto e nemmeno un commento derisoro..)
Ma..
Perchè ovviamente c’è un “ma”..
Il processo con cui si arriva a proporre questo tipo di architettura è coerente, le ragioni che spingono a farlo sono soggettive ma non per questo sbagliate.. l’uso intensivo del pc nella progettazione è, oggi, cosa molto sensata per le innumerevoli opportunità che questo strumento fornisce, e si può anche perdonare il fatto che la sensibilità estetica dell’architetto si riduca a mera schiava dei mille comandi di questi software potentissimi..
Ma..
..non si può accettare che un architetto ignori il luogo in cui la sua costruzione andrà ad insediarsi, perchè questo è per definizione un approccio anti-architettonico.. in questo modo non si fa architettura, solo prodotti d’arredo.. ignorare il luogo è ignorare le persone del luogo, coloro che dovrebbero (e a volte dovranno, loro malgrado..) vivere queste costruzioni.. fare ciò significa ignorare la vita che dovrebbe scorrere, attraversare e sentire questi spazi.. ma l’architettura non esiste senza vita, l’Architettura è tutte le opportunità di vita che riesce ad offrire e sviluppare.. staccarsi dalla vita è staccarsi dalla realtà.. ed infatti questo tipo di architettura, così pensata, trova il suo habitat naturale, il suo Ambiente, non nel mondo in cui viviamo noi ma bensì in quello virtuale del software in cui ha avuto origine. Impostando così il suo lavoro Matias del Campo non può definirsi architetto, compie un errore di base troppo grave, forse di presunzione o forse solo indotto dall’entusiasmo, ma cmq troppo grave (e magari indotto anche del fatto che poi a questo gli fanno costruire ste cose.. ma allora anche Paris Hilton vende un casino di cd, ma certo non la si può considerare una cantante..).
Detto ciò però voglio fare una precisazione importante. Non sto dicendo che il risultato formale sia inadeguato a priori, e nemmeno il modo di lavorare tramite software di modellazione grafica.. è l’approccio anti-umano e anti-architettonico che è sbagliato. È il considerare le persone e le loro vite come meri parametri da inserire in un modello di calcolo che è sbagliato. È la sensibilità culturale che è sbagliata.
Infatti riguardo ai primi progetti esposti da Matias (che NON SONO ARCHITETTURA, sebbene siano sì collegati alla ricerca formale legata all’architettura, come Mies disegnava la chaise longue.. ma non è che tutto diventa architettura, una sedia è una sedia.. l’architettura ha stile, non è stile..) non trovo nulla cui replicare, poichè arredi per un’esposizione sono legati a ciò che si espone e a come si pensa la mostra, non tanto alla sensibilità e alla vita degli osservatori.. o cmq nel peggiore dei casi ad uno che non piace prende e se ne va, ma poi è finita lì.. una costruzione invece rimane nello spazio e nel tempo.. un cittadino non può semplicemente ignorare una costruzione anti-cittadina, non è come in tv che cambi canale o su internet che cambi pagina web..
E qui mi collego ad un altra riflessione.
Posto che, partendo con una sensibilità diversa, una sensibilità da vero architetto, si voglia progettare un’architettura di curve e superfici.. queste nuove forme che inserimento possono avere in una città? Che rapporto hanno con la città? Possono essere parti di una città?
Su questo sono un pò scettico, poichè mi sembra che forme del genere vivano solo di se stesse, isolate da tutto, senza dialogo e relazione.. Non possono essere parte di qualcosa perchè ignorano tutto ciò che esiste, perchè esistono loro e basta.. (ma ovviamente, tanto Parigi, Bologna o le Favelas è sempre la stessa cosa..)
Ma forse è solo questione di approccio iniziale..
..e per ora mi fermo, perchè ho già scritto abbastanza senza avere l’opportunità di essere criticato, e perchè in testa mi si susseguono pensieri e riflessioni che divagherebbero all’infinito..
(del tipo: ma perchè, le cattedrali medioevali non erano in fondo la stessa cosa? Non erano costruzioni uniche che si imponevano sulla città, e la disegnavano, e la caratterizzavano, e la condizionavano, ma il cui significato e ragion d’essere era un rifiuto della realtà e della città stessa, poichè nella cattedrale si entrava in un altro mondo?)
Anzitutto ringrazio Paolo per il commento, poichè permette di discutere alcuni punti e magari fare un po' più di chiarezza sui dubbi che esprime.
. sulla connessione tra teoria e progettazione: sto cercando di affrontare nel modo migliore che conosco un tema estremamente importante che è la complessità della nostra realtà. Capisco i dubbi che un approccio altamente teorico può indurre, ma la connessione sta fondamentalmente nel fatto che per operare in una realtà prima devi conoscerla. E conoscere la reale natura della nostra realtà (perdonate il gioco di parole) è complesso, difficile e i concetti che si sviscerano mettono più e più volte in discussione quello che oggi si crede di sapere (o ci si accontenta di sapere) riguardo alla realtà. Paolo i dubbi che sollevi troveranno molte risposte nelle lezioni che seguiranno (a cominciare proprio dalla prossima) ma le tue argomentazioni sono superficiali e banalizzanti: le critiche sono lecite, ma devono essere argomentate e fondate altrimenti rischiano di cadere nella polemica sterile. Quando poi dici che, in fondo, non c'è nulla di nuovo, credo che dovresti argomentare molto meglio questa frase perchè in realtà di nuovo c'è invece moltissimo. Il riferimento al periodo Barocco non è nelle forme in se, ma nel processo di stretta connessione tra interesse scientifico, artistico e architettonico che avvenne in quel periodo e che diede luce a quel tipo di intricatezza spaziale (non solo in termini di "shape"): oggi sta accadendo un processo similare di interconnessione tra scienza (genetica e computazione), arte e architettura di cui stiamo tuttora esplorando le potenzialità.
Se confondi l'architettura con la sua costruzione (o con la produzione di un edificio) fai un ragionamento molto limitato. L'architettura produce costruzioni, ma queste sono il risultato finale di un processo che parte da ben più lontano. Credo poi ti siano sfuggiti alcuni punti fondamentali (delle mie lezioni iniziali e della conferenza di Matias) se parli di approccio anti-umano e anti-architettonico, e ne vorrei parlare più diffusamente durante la prossima lezione. Ad esempio, come ho detto alquanto chiaramente all'inizio della lezione del 22.10, oggi buona parte della critica architettonica legge le opere banalizzando il ruolo del linguaggio, riducendolo a mero accostamento semantico di immagini, e dimenticando quanto in realtà un linguaggio sia un ecosistema complesso di segni che creano significati e miti.
Ciò che tu dici sul considerare persone e vite come parametri di un modello di calcolo è una osservazione frutto della cattiva interpretazione di alcune considerazioni: purtroppo i tempi di una conferenza sono limitati e la sintesi può dar luogo a errori o confusioni interpretative, soprattutto quando occorre sintetizzare la complessità. L'argomento è davvero vasto e non voglio esaurirlo in una risposta di poche righe, ti posso comunque dire che lo sviscererò a lezione.
Credo anche che non sia stata del tutto compresa la risposta riguardo al contesto: ciò contro cui Matias si è scagliato non è l'idea di contesto, di specificità di un'architettura, ma un'idea iconica e naif di un contesto "congelato" nelle forme e nella cultura in cui ogni idea di trasformazione è ignorata o rigettata in nome di una ideale condizione che è, in realtà, pura e arbitraria convenzione poichè la trasformazione è una condizione inevitabile, come la crescita.
Altre tue osservazioni circa il lavoro di Matias cercherò di tradurle e girarle a lui, in modo che possa rispondere direttamente.
L'ultima tua osservazione circa le cattedrali è corretta, erano puri virtuosismi spaziali e tecnologici(le tecniche di costruzione delle cattedrali gotiche erano addirittura segrete, preservate e tramandate solo ai maçons) e tuttavia anche opere che hanno informato le città nonchè opere sociali. Non erano invece un rifiuto della città, l'"altro" mondo che racchiudono non è una negazione della città, viene inserito nella città e la trasforma a sua volta nel tempo. Le città sono sistemi complessi (tanto per riallacciarmi ad una rgomento teorico) soggetti a processi di ordine emergente (oltre che pianificazione) che inglobano ciò che appare come un disturbo o una aggressione esterna e la incorporano come una nuova forma d'ordine.
Un'ultima osservazione (mia stavolta) circa il tono del tuo intervento: come ho detto, i dubbi sono legittimi e chiedere lo è altrettanto (e le risposte che non ho dato qui le darò a lezione), le critiche ci stanno e si possono fare (ma prima di farle bisogna conoscere ciò che si critica), ma prima di usare toni così aggressivi (e a tratti offensivi) ci penserei due volte. Matias non ha bisogno dell'avvocato difensore, ma non ho nessuna intenzione di scendere sul tono della polemica (o incoraggiarla) perchè la ritengo uno spreco di energie e non porta risultati utili nè me nè voi. Cerchiamo di tenere la discussione su toni diversi in futuro per favore.
Ok.. chiedo scusa per il tono che può essere parso offensivo, nn voleva esserlo anche se sembra sciocco dirlo ora (ci potevi pensare prima, mi si potrebbe dire..) ... è che a me succede così, chi mi conosce un pò ha imparato a convivere con questa mia caratteristica, o almeno ci prova.. ma soprattutto ci tenglo a dire che se il mio tono è sembrato troppo fuori le righe è perchè la discussione, o la riflessione, o il tema in sè mi interessano molto.. e quando mi approccio a qlcs che mi interessa la critica (spietata, cinica, delirante e ragionata allo stesso tempo..) è il mio modo di lavorare e pensare..
Ho anche ritenuto giusto farlo perchè dopo la lezione di cui stiamo parlando la discussione tra noi studenti si è animata vivacemente, e credo che almeno in parte il tono da me adoperato trasmette l’idea di questa vivacità.. vivacità che altrimenti sarebbe rimasta nascosta e persa nell’interminabile fila della mensa di ingegneria.. è un peccato che tale animosità venga perduta.. in quelche modo la provocazione che può essere presente nelle mie parole è più indirizzata ai miei compagni di corso, da cui aspetto critiche forti, impressioni, o qualunque altra cosa passi loro per la testa..
Rispondo poi ad una cosa:
“per operare in una realtà prima devi conoscerla”
Giustissimo. Questa semplice frase mi chiarisce l’impostazione generale del corso, o meglio conferma l’idea che mi ero fatto.. nn so se solo a me nn era chiaro, ma parlando anche con i compagni nn si riusciva bene ad inquadrare la cosa.. è che chiamarla solo Teoria nn si capiva bene a cosa ci si stesse riferendo.. ( in parole povere mi chiedevo: ma teoria di che?)
ora invece direi che è chiaro..
sul resto magari ne parleremo a lezione, spero anche con il contributo di molti..
Ho trovato questa intervista fatta a Matias del Campo in occasione della sua partecipaione e vittoria al concorso per il Brâncuşi Museum, in particolare vi invito a leggere la risposta alla seconda che ho trovato significativa per quanto concerne un aspetto che molto mi ha colpito nella conferenza di giovedì scorso: la topologia e le geometrie topologiche nell'architettura.
Infine per chi, come me, non conosceva esattamente il significato della parola topologia ecco un estratto da Wikipedia:
"La topologia o studio dei luoghi (dal greco τοπος, luogo, e λογος, studio) è una delle più importanti branche della matematica moderna. Si caratterizza come lo studio delle proprietà delle figure e delle forme che non cambiano quando viene effettuata una deformazione senza "strappi", "sovrapposizioni" o "incollature". Concetti fondamentali come convergenza, limite, continuità, connessione o compattezza trovano nella topologia la loro migliore formalizzazione."
Salve prof,
non ho potuto seguire la lecture dell'architetto Matias del Campo, ma anche io vorrei esprimere un certo turbamento riguardo le tematiche affrontate. Credo si tratti di dubbi comuni e sono contenta che qualcuno abbia approcciato il discorso; penso che parlarne di più a lezione sarebbe davvero catartico.
Vorrei anche confermare che Paolo ha un tono spesso fraintendibile e non credo volesse fare polemiche sprezzanti, almeno volontariamente. Nella sua maniera “vivace” ha secondo me evidenziato molte incertezze che impediscono il nostro slancio verso questa nuova progettazione.
Anzitutto voglio che sappiate quanto sono stato contento dei vostri interventi (tutti - Paolo, il mio ringraziamento non era affettazione, ma sincero apprezzamento), i dubbi sono il sintomo inequivocabile di una mente vivace e attenta, perciò se ne avete continuate ad esprimerli e cominciate anche a cercare le risposte (segnalando anche links come ha fatto Davide). In una parola, siate curiosi e non abbiate nessuna paura nei confronti di questo atteggiamento.
Francesca e Paolo, i vostri interventi denotano il vostro interesse, e questo non può che farmi piacere. Due parole in breve circa la mia impostazione del corso: ciò di cui parlo sono punti di vista sulla materia dell'architettura, temi di cui si parla e si dibatte continuamente, la cui terminologia ha un significato che attualmente è, nella maggioranza dei casi, banalizzato, appiattito quando non addirittura falsificato (pensate a quello che dicevo circa la distorsione del concetto di "virtuale"). E' per me importantissimo allora fare chiarezza su questi concetti affrontandoli a partire dal loro nucleo teorico (lo so, è duro da digerire ma è uno scoglio iniziale che renderà le cose più facili a me e a voi in seguito). Se non definisco concetti come natura (un concetto così importante e così bistrattato questo che è invece uno dei nuclei fondanti della materia), ambiente, spazio, ecologia, o se continuo ad usare definizioni "vecchie" (permettemi l'espressione, è a puro scopo di sintesi, spero sia chiaro a cosa mi riferisco) o limitate sarebbe impossibile affrontare le tematiche attuali e una visione dell'architettura improntata ad una maggiore fusione uomo-ambiente perchè ogni volta che nominerò quei termini il significato che io associo a quel significante non sarebbe lo stesso di quello che gli associate voi (tanto per riallacciarmi a una delle lezioni) e i miei discorsi perderebbero di senso. Siamo proprio alla soglia che separa lo scoglio teorico più duro dall'inizio di qualcosa di decisamente più affascinante (ad esempio il concetto di topologia sarà sviscerato proprio in una delle due prossime lezioni).
Una seconda precisazione importante: non è possibile essere esaustivi, ne qui nè nell'arco dell'intero corso, nè tantomeno nell'arco di una vita. Quello che posso darvi sono stimoli a pensare una materia fuori dagli schemi consolidati poichè in quel momento sta la ricerca della vera innovazione. Giovedì vorrei parlarvi brevemente dell'invenzione del cemento armato, qualora mi dovessi scordare vi chiedo per favore di ricordarmelo.
L'unica cosa che non ritengo utile è trasformare un luogo di confronto e scambio che ritengo importantissimo in rissa verbale: qui avete modo di esprimere le vostre idee, essere ascoltati, avere e dare risposte, scambiare opinioni. Usare toni sarcastici o derisori non rende più forti o più vere le vostre affermazioni, nè è utile a costruire un confronto, qui non siete attaccati o in guerra a difendere le vostre idee, ma in un luogo aperto al confronto e allo scambio. Per questo sono intervenuto.
Ciò detto, aspetto quanti più contributi possibile da parte vostra, non siate timidi!
Prof penso che in parte la nostra confusione sia dovuta alla necessità di creare in tempo breve un padiglione disponendo dei nuovi strumenti che ci state illustrando, senza essere riusciti ad entrare nella vera ottica del discorso.
Trovo molto affascinante la teoria della “selezione naturale” applicata all’ambito architettonico, ma non mi è facile modellare liberamente al computer senza vincoli mentali.
Come ha più volte detto le nuove forme architettoniche non sono determinate deliberatamente dal gusto del progettista, ma da relazioni intrinseche naturali. Credo che procedere per tentativi di modellazione, non considerando queste relazioni durante la nostra progettazione, ci renda incerti.
So che non si tratta di argomenti banali, ma secondo me sarebbe interessante studiare ad esempio le modalità per rendere ottimale la propagazione del suono nel nostro padiglione, in modo da appagare almeno in parte la nostra sete ingegneristica di complicatezza :) . Le faccio questo esempio perché proprio ieri ero alla ricerca di qualche spiegazione a riguardo su internet, ma non ho trovato niente alla portata del mio neurone.
Salve a tutti,
io vorrei dare un parere da esterno, frequentando la facoltà di architettura.
Sono sempre più convinto nella complessità dell'architettura e conseguentemente della realtà. Vedo la progettazione come un flusso di dinamiche, un processo sinergico, ogni parte fa alterare il tutto e il tutto è in continua variazione.
Ecco trovo che il bello sia cogliere questo "Caos" e sottoporlo a un controllo che avviene attraverso l'uso del macchina o del software; è da un pò di tempo che sto cercando di ragionare o meglio di capire una frase che mi affascina molto " il caos controllato" trovo affascinante legare un progetto a delle componenti che posso costantemente cambiare e portare un caos all'interno del processo, ma questi cambiamenti non sono casuali sono soggetti a delle riflessioni a dei considerazioni.
Questo permette di aprire un'intero mondo di riflessioni che si legano alla generazione della forma dovuta a delle dinamiche a dei processi, forse un'esempio riesce a spiegare meglio.
Adesso si parla di bio-architettura, architettura naturale e spesso si affrontano i progetti come singoli apparati, se devo schermare dal sole uso dei brisoleil, se devo controllare la dispersione controllo il pacchetto murario, l'isolante, le aperture; insomma singoli apparati senza vedere il complesso il tutto. Credo che la cosa più affascinante adesso sia considerare tutto questo in un unico processo come un complicato organismo, ed ecco che l'analisi le riflessioni sulla natura entrano in ballo e non si limitano solo al mera ricerca estetica ( anche molto entusiasmante ) ma all'osservazione di come in natura avvengano gli adattamenti i mutamenti, come ad esempio una pianta cambi la sua forma per limitare la sua superficie esposta al sole ecc ecc e quindi come potrebbe essere una casa che nella sua interezza e pensata ad esporre la minore superficie possibile al sole?
Ecco questo è quello che sto pensando da un pò di tempo e ringrazio Alessio che mi da la possibilità di approfondire questi argomenti attraverso le sue lezioni.
Scusate l'intrusione da esterno.
Ciao a tutti
Scrivo non tanto per far un commento a quanto detto, ma per dire che la conferenza con Matias del Campo mi ha lasciato un sacco di dubbi ed un certo stato confusionale che complica ancora di più ciò che ho in mente..
Uno intanto è stato dipanato tra la conferenza e questi post: la cosiderazione del contesto.. Credo tuttavia che quella domanda fosse da intendersi come che un contesto socio/ambientale/culturale influisca sul progetto, non come studiare un contesto per riproporre forme ormai consolidate in quel contesto.
Ed anch'io come Davide non conoscevo esattamente il concetto di topologica, ma come questo si applichi all'architettura (intesa "dal cucchiaio alla città") ancora non lo capisco.. Come bene non mi è chiara questa frase di Matias del Campo che ho trovato nell'intervista citata Davide: "In nature material is expensive, but form is cheap". Cosa vuol dire?
Per quanto riguarda la progettazione a computer, è vero che è una macchina e che da sola non crea il "buon progetto" (e con questa frase voglio riprendere la posizione espressa in aula, che condivido e che, tra l'altro, è la stessa di M.d.C., a riprova cito una sua frase tratta dall'intervista consigliata da Davide: "Just because the code is right doesn’t mean that the design is right too"), ma mi chiedo, non in maniera retorica, come sia possibile passare dalla progettazione dell'oggetto unico al comparto urbano tramite la generazione di forme random generate da un algoritmo (che se non ho capito male è come, ad esempio Matias del Campo ha progettato il suo padiglione), ovviamente considerando il contesto (ancora inteso come socio/ambientale/culturare/economico) che, in un modo o nell'altro dovrà entrare nella fase di progettazione no?
Inoltre durante la conferenza, alla domanda su quanti programmi lo studio di Matias usasse per la progettazione, è stato fatto il nome di ECOTECH ed allora vorrei chiedere quale apporto tecnologico/impiantisco vi sia nelle architetture di Matias per mantenere il classico "buon ambiente igrometrico" all'interno delle sue strutture.. Ad esempio il museo Brancuçi o il padiglione austriaco sono edifici passivi?
Infine un'ultima domanda: come avviene il passaggio "dall'architettura prototipizzata" (l'oggetto unico) "all'architettura di massa" (l'oggetto che anche se unico deve integrarsi con altri oggetti stadardizzati, come ad asempio l'arredo)?
Penso che il peso dell'aspetto economico tra l'uno e l'altro sia ben diverso e dunque lo dovrà essere anche l'approccio, o no?
Guarda Luca, non ho ancora letto con attenzione l'intervista linkata da Davide, vi ho solo dato uno sguardo fugace.. la frase da te citata, "in nature material is expensive, but form is cheap", è quella che su tutto ha attirato la mia attenzione.. io penso che il significato sia questo, che in natura le risorse sono scarse, e per sopravvivere con risorse scarse bisogna sviluppare, evolvere qlcs che nn è naturalmente scarso, come la forma, intesa nel concetto più vasto come si è detto a lezione.. in poche parole credo che questa frase stia alla base di tutti i discorsi che si possano fare su un tema oggi molto importante, cioè quello della sostenibilità.. forse è anche per questo che ha attirato la mia attenzione..
ottima osservazione, hai buttato l'occhio proprio su un punto chiave, e la spiegazione che hai dato è piuttosto corretta (soprattutto sul fatto che sia una delle chiavi della sostenibilità, cosa su cui concordo appieno), salvo alcune precisazioni importanti:
. le risorse in natura non sono scarse, ma è costoso produrre materia quando invece la forma (intesa come morfologia, organizzazione) non lo è, o quantomeno è molto più economica (in termini di energia-materia impiegata). Chi prima si adatta a sfruttare in modo più efficiente le risorse ha maggiore probabilità di successo nell'ambiente. In natura i materiali usati sono pochi, la loro performance è ottenuta essenzialmente attraverso la loro differente morfologia e la loro disposizione negli organismi (lo vedremo proprio nelle prossime lezioni - sto diventando noioso con questa frase, eh?);
Hehe, anche l'impazienza è segno (buono a mio avviso) di una mente vivace e curiosa. Nel tuo caso specifico Francesca, quello che proponi riguardo al suono è assolutamente interessante ma richiede competenze e tempi che vanno oltre lo scopo e la durata del progetto del padiglione. Comunque sarà possibile infondere questa ricerca nel progetto da svolgere durante il secondo semestre, dato che lì ci sarà più tempo da dedicare al progetto. Se non ho capito male il problema state cercando un modo di connettere le lezioni teoriche al progetto del padiglione, il che è un'ottima cosa, ma questo è lo scopo del vostro progetto d'esame, che comincerete dal secondo semestre... il padiglione è una palestra per gli strumenti digitali e per apprendere le tecniche di fabbricazione dal digitale, per questo voglio limitare molto la fase di ideazione (e anche per quanto avete sentito da Matias riguardo ai tempi... anche se può apparire strano solo intensificando e compirmendo gli sforzi si giunge alla massa critica che porta avanti il processo progettuale).
Abbiate (ancora) un poco di pazienza, ma tenete presente una cosa: molti dubbi si chiariranno man mano che porterete avanti il progetto del padiglione, ma non cercate di operare solo dopo aver fissato un obiettivo da modellare e basta attraverso il software, è proprio l'esplorazione della generazione di forme dai software attraverso dei processi che può darvi invece una possibilità maggiore di dare qualità innovative al vostro progetto; in genere il percorso progettuale non ha un esito predeterminato, ma l'esito emerge dal processo stesso.
Scusate, non mi va di monopolizzare il discorso (non è un botta e risposta tra me e voi, è una discussione pubblica tra tutti) ma mi è venuta in mente una cosa che volevo scrivere e che può ulteriormente fare luce sul rapporto tra teoria e architettura: dunque, dicevo che per ooperare in una realtà occorre prima conoscerla, ma come facciamo a conoscere la realtà? Ricordate Henry Markram?
L'ho nominato all'inizio di una delle prime lezioni (la prima se non ricordo male), è il neuroscienziato che sta dirigendo il Blue Brain project. Per conoscere la realtà ci costruiamo dei modelli (che sono anche macchine) e per costruire questi modelli ci serviamo a nostra volta di una macchina, il nostro cervello, il quale è a tutti gli effeti un modello della struttura dell'universo stesso. Ho anche parlato di architettura come arké+tekton, tradiucendo i termini in "costruzione di mondi possibili", frase che contiene la possibilità di essere declinata in modi personali, per poter costruire una propria definizione di architettura. E' l'eterogeneità di queste definizioni che costituisce il panorama architettonico, non sono interessato nè tantomeno credo ad una teoria unificante. Quindi, a mio avviso (suffragato da qualche fondamento teorico...) l'architettura è un processo dello stesso tipo della conoscenza e dello stesso tipo della vita, il fatto che si attualizzi in (produca) costruzioni (intese come edifici o altri artefatti tangibili) è un suo aspetto parziale. I modelli che costruiamo possono benissimo essere astratti o mentali, sono comunque modelli dotati di caratteristiche spaziali ed ecosistemiche.
Vi lascio qui il link al video (trovate il link alla serie di video su Seed magazine anche nella sezione think-tanks):